Valentino Pugliese

Ricordo molto bene il giorno in cui incontrai Isidoro Maguès. Probabilmente era lì che mi aspettava – o forse ero io che lo stavo cercando, lui o chi per lui, chi può dirlo. Mi guardò, si fece una risatina e in un baleno cominciò a srotolare l’album dei ricordi. Ragazzi, che emozione! Dal nulla, uno dopo l’altro, ecco il Barone de Los Valles, ecco don Giambattista de Erro, con la Croce di Carlo III scintillante in petto, e don Bruno de Villareal, e il generale Gomez y Dalmaz, che ancora parlava della Gran Spedizione, e poi lui, tra i suoi soldati, con i suoi favoriti e la sua boina amaranto, don Tomas de Zumalakarregui, il jefe supremo dell’Armata. Fossi stato uno dei suoi fanti, a vedermi lì in panciolle, m’avrebbe fulminato all’istante. Invece mi prese per mano e stringendomi a sé mi portò con lui sulle montagne. Allora conobbi Ormaistegui, conobbi quelle case e quegli uomini, e certo non erano più i carlisti ma altri volti e altri uomini, sempre dalla parte sbagliata della Storia, però. Essi raccolgono libri – libri! - accolgono viandanti stranieri – stranieri! - nutrono la loro voglia di ricordare – di sapere, persino! Con loro, credo, ho passato gli anni migliori della mia vita... I migliori o ancora non so, chi può dirlo...valentino pugliesescrittore
Valentino Pugliese
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